Design Thinking: cos’è? – Intervista a Emily Lefebvre

Data : 21/04/2021| Categoria: Consigli ed interviste|

Qual è il tuo ruolo attuale? Quali sono i tuoi obiettivi?

Sono fondatrice dell’organizzazione Emy Digital e al tempo stesso trainer. Lavoriamo con QRP International, con un team di trainer e facilitatori in Design Thinking e co-design.

La nostra missione è quella di democratizzare il modo di pensare che è il Design Thinking, nel mondo delle imprese ma anche nella realtà associativa, sia presso gli enti pubblici che le autorità pubbliche.

Al giorno d’oggi, siamo tutti coinvolti in grandi trasformazioni e dal bisogno di essere Agile. Il Design Thinking permette di rispondere alle domande su come lavorare meglio insieme, come adattarsi rapidamente, come implementare rapidamente le soluzioni, pur avendo una mentalità da design.

Come hai scoperto il Design Thinking? Qual è stato il tuo percorso?

Ho iniziato a lavorare in una piccola azienda familiare, a livello di gestione d’impresa, poi per una start-up internazionale che costruiva call center. Ho avuto la fortuna di partecipare alla crescita folgorante di una piccola impresa che in pochissimo tempo è cresciuta molto e in cui è stato necessario lo sviluppo di un servizio di formazione. Sono sempre stata una persona d’azione e curiosa, quando ho scoperto l’UX Design e il Design Thinking ho capito di aver trovato il mio mestiere. Ho capito perché mi facessi molte domande e perché amassi fare le cose a modo mio piuttosto che aspettare che mi venisse imposto qualcosa. Avevo già sviluppato la giusta mentalità senza nemmeno saperlo.

Infine, ho lavorato per Société Générale. Il mio lavoro mi appassionava ma mi mancava l’autonomia e soffrivo di non poter prendere l’iniziativa. Ho fatto un bilancio di competenze che ha fatto emergere la mia anima imprenditoriale, il mio gusto per la sfida e la mia creatività. Ho seguito un percorso di formazione come digital project manager al Digital Campus Paris dove ho imparato a codificare e ho studiato webdesign, grafica, layout Adobe sulla parte tecnica operativa, webmarketing, strategia digitale, gestione dei social network, lancio di un sito web… . Alla fine di questo percorso ho deciso, con diverse persone che ho conosciuto, di creare la mia personale agenzia digitale per avvocati. Perchè gli avvocati? Nel 2015 è stata approvata una legge che autorizza gli avvocati a fare comunicazione. Abbiamo quindi usato l’UX Design per andare incontro ai bisogni degli avvocati: ascoltarli, renderci conto delle loro problematiche e abbiamo così creato un’offerta particolare per rispondere ai loro bisogni. Mi sono resa conta che l’ambito in cui avevano più bisogno era quello della formazione. Sono stata ricontattata dalla scuola Digital Campus Paris per avviare una formazione in UX Design e sono poi diventata formatrice in diverse scuole, dove sono riuscita ad organizzare delle sfide di design affinché gli studenti lavorassero nel design sprint.

In collaborazione con QRP International abbiamo poi creato un corso di due giorni sulla consapevolezza del metodo Design Thinking. Da poco la formazione può anche essere seguita a distanza grazie a delle piattaforme collaborative come zoom e mural, che ci permettono di creare i nostri template e di offrire una qualità della formazione allo stesso livello della formazione in presenza.

Design Thinking: cos’è?

Il Design Thinking esiste da molto tempo ma è l’agenzia di design IDEO che ha sviluppato una nuova modalità di risoluzione dei problemi e reso popolare il metodo Design Thinking negli anni 2000.

Questo approccio, nato nei paesi anglosassoni, è tratto dal design ed è applicabile a tutte le tematiche aziendali, indipendentemente dal settore. Il suo principio? Utilizzare gli strumenti di progettazione per risolvere qualsiasi tipo di problema, dal project management allo sviluppo di un prodotto, di un servizio o di un’organizzazione.

In altre parole, è un metodo sperimentale di risoluzione dei problemi attraverso l’empatia e la collaborazione, che prende in considerazione le esigenze dell’utente e le integra nel processo di progettazione, lavorando per iterazione (sperimentazione, test and learn).

Il cuore dell’approccio Design Thinking è quello di portare un gruppo di individui ad un massimo di idee e di prospettive differenti per raggiungere svariate possibilità di soluzioni ad una data problematica. È questo approccio creativo che permette di trovare delle innovazioni. Il Design Thinking permette di far emergere le idee basandosi sull’intelligenza collettiva grazie alla sperimentazione con gli utilizzatori.

Il Design Thinking è una metodologia per la risoluzione di problemi. Se la soluzione è convalidata, testata presso gli utenti, la si può distribuire entrando così nell’ambito della gestione di progetto/prodotto. Si può, per esempio, implementare la soluzione come lanciare lo sviluppo di un software, di un’applicazione, l’architettura di uno spazio (ad esempio il nuovo campus di una scuola, il servizio covid di un ospedale), dopo aver convalidato il concetto presso gli utenti seguendo il processo a doppio diamante del Design Thinking.

Se dovessi spiegare ai tuoi nonni cos’è il Design Thinking, cosa gli diresti?

Il Design Thinking è un modo moderno di lavorare che passa attraverso l’azione e in cui ciascuno è responsabile al proprio livello, nel modo in cui gli si addice lavorare o produrre. Non c’è più separazione tra i livelli gerarchici, che sono stati sostituiti da uno spirito di collaborazione, di aiuto reciproco e di collaborazione per trovare una soluzione insieme. Le persone che decidono sono ispirate dalle persone che sono sul campo, cioè i destinatari della soluzione.

A che punto è l’Europa con il Design Thinking?

Dopo il 2014, il Design Thinking è diventato di tendenza nelle imprese francesi che trattano l’innovazione. Le organizzazioni che avevano più maturità o quelle che potevano permettersi di vedere le cose diversamente si sono interessate molto. Ma all’epoca il design thinking era ancora percepito come qualcosa di utile ma non vitale.

Oggi, con la crisi, il Design Thinking ha acquisito un grande significato e le imprese l’hanno capito molto bene, soprattutto in alcuni settori di attività, che desiderano costantemente reinventarsi e proporre nuove offerte, soluzioni, prodotti e servizi.

Si parla di Design Thinking ma si può ugualmente parlare di co-design, intelligenza collettiva, innovazione manageriale, UX Design e Agilità. Queste tendenze era già presenti in seguito ai cambiamenti portati dalla trasformazione digitale, ai quali è stato necessario adattarsi e gli effetti si sono ripetuti e amplificati con la crisi sanitaria.

Il Design Thinking è un metodo che ha un grande potenziale e c’è ancora molto margine prima che tutte le aziende ne siano consapevoli e siano in grado di utilizzarlo ogni giorno.

Quali sono le ragioni di questo successo di questo metodo? Quali benefici il Design Thinking può portare ad una organizzazione?

Principalmente il Design Thinking è una tendenza, permette di risolvere dei problemi entro tempistiche limitate e di mettere alla prova i team. Permette di raccogliere e testare delle soluzioni e di essere Agile e al tempo stesso resiliente.

In secondo luogo, la capacità di proporre soluzioni a distanza è stata un vero e proprio fattore di innesco e ha facilitato la formazione all’interno delle imprese, tanto più con l’orientamento del governo durante la crisi, che ha incoraggiato i professionisti a formarsi.

Più che un metodo, il Design Thinking è uno stato d’animo, nato prima di tutto dal pensiero positivo, dalla condivisione, e dalla capacità di rimbalzare sulle idee degli altri, di costruire insieme piuttosto che essere gli uni contro gli altri.

Utilizzare il Design Thinking permette di guadagnare una quantità considerabile di tempo. Grazie al metodo, il team arriva più rapidamente ad una soluzione che risponde realmente ai bisogni degli utilizzatori ed evita di sviluppare una soluzione inefficace o inadatta.

Il Design Thinking permette di lavorare per iterazione, “test and learn”, così da poter verificare continuamente se la soluzione conviene all’user e di adattarsi e modificarla in funzione dei suoi feedback continui. In questo modo, l’utilizzatore ha un posizionamento centrale nella concezione di nuovi progetti.

Il Design Thinking permette di risolvere dei problemi complessi, di identificare delle opportunità di innovazione e di proporre delle soluzioni innovative, poiché permette anche di sviluppare alcune competenze essenziali: la capacità di empatia, la collaborazione, l’intelligenza collettiva, la creatività e l’Agilità. Mettere in pratica questo metodo con il proprio tema permetterà di rafforzare la collaborazione e la coesione tra i membri.

“Da soli si va più veloce, insieme si va più lontano”.

Quali sono secondo te le “trappole” da evitare?

La prima è sicuramente quella di credere che il Design Thinking sia una ricetta miracolosa e di pensare che tutte le soluzioni siano servite su un piatto d’argento. Bisogna essere pronti per il cambiamento, pronti a mettersi in gioco e lasciare la presa. Lavorare con la metodologia Design Thinking necessita un supporto al cambiamento dei team.

Come implementare il Design Thinking? Puoi condividere con noi un esempio di implementazione che hai particolarmente a cuore?

Abbiamo dei clienti che lavorano sull’inserimento professionale e che già prima della pandemia si interessavano al Design Thinking. Il problema era quello di trovare il modo per accompagnare l’impresa nella definizione del suo concetto e del suo business model. Abbiamo organizzato delle sessioni di formazione per i consulenti che hanno lavorato con loro alla creazione d’impresa e a capire come implementare il Design Thinking all’interno dell’organizzazione.

Le formazioni sono state organizzate durante il periodo di lockdown. I consulenti e anche il direttore stesso dell’organizzazione sono stati formati in Design Thinking e il direttore ha pensato fosse utile formare anche i project manager che volevano lavorare secondo il metodo. Ora l’azienda ha vinto una gara d’appalto e per questo la formazione è rivolta anche a dipendenti e consulenti che affiancheranno i project manager.

La formazione si svolge a distanza, questo permette ai partecipanti di scoprire e utilizzare nuovi strumenti digitali (zoom, mural, …) e nuovi metodi creativi, collaborativi, di animazione e di facilitazione a loro disposizione.

Quali sono le conoscenze che vorresti approfondire nel prossimo futuro per continuare a crescere professionalmente?

Prima di tutto, vorrei approfondire le mie conoscenze sulla prototipazione (prototipo di servizio), poi seguirò una formazione sul design circolare, in modo da pensare a delle soluzioni che siano più durevoli e responsabili.

Design Thinking cos'è

Emily Lefebvre

Fondatrice, formatrice e facilitatrice di EMY DIGITAL e partner di QRP International. Emily propone alle imprese delle formazioni, laboratori, accompagnamenti per accelerare la loro trasformazione attraverso metodi collaborativi di Design Thinking, UX Design, Agile, con l’appropriazione di strumenti digitali uniti a creatività e innovazione.

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