Comunicazione e gestione del cambiamento – Intervista a Chiara Badini

Data : 22/03/2021| Categoria: Consigli ed interviste| Tags:

1. Che ruolo ricopri e di che cosa ti occupi nello specifico?

Lavoro come Project Manager a Laboratorio delle idee, un’Agenzia di Comunicazione e Pubbliche relazioni di Bologna, specializzata nella produzione di contenuti culturali e progetti sostenibili.

Fare il Project Manager in un’Agenzia significa essere il punto di riferimento del cliente mentre si tengono in linea attività e interlocutori, mentre si pianificano azioni di comunicazione, si coordinano fornitori e si monitorano i risultati. Fare il Project Manager in un’Agenzia significa fare tutto questo, ogni giorno, per diversi clienti, ciascuno in una fase diversa, con merceologie, esigenze e scadenze diverse.

La mia formazione è prima umanistica e poi economica, ma la mia passione è sempre stata il turismo che personalmente reputo il punto di incontro tra queste discipline. Coordino progetti di marketing territoriale e comunicazione turistica per enti pubblici e privati. In questo periodo ho l’occasione di seguire alcuni progetti Interreg e l’opportunità di contribuire alla stesura di strategie efficaci di cooperazione europea a livello di comunicazione congiunta è molto interessante e motivo di grande orgoglio.

2. Il mondo della comunicazione è molto frenetico, che sfide hai incontrato nel coniugarlo al framework di Change Management?

Ogni progetto di comunicazione determina o è determinato da un cambiamento: perché funzioni talvolta si deve cambiare il linguaggio con cui ci si racconta, cambiare il pubblico a cui ci si rivolge e cambiare i luoghi in cui si comunica. Se funziona, a cambiare è la percezione dell’audience verso un brand, sia esso un servizio, un prodotto o un territorio.

Il mondo della comunicazione, se inteso nel suo senso più ampio, ha una storia e un bagaglio di esperienze tale che gli strumenti per gestire un cambiamento sono insiti nel progetto, anzi, questi sono parte fondante il progetto stesso. Una metodologia come Change Management fornisce una nomenclatura e un ordine di processo che consente di avanzare verso il risultato in modo più strutturato. A titolo di esempio, gli obiettivi di segmentazione di uno Stakeholder Radar ricalcano le finalità dei Focus Group di matrice pubblicitaria anni ’80, ma senza la guida normata e normalizzata del Radar (Governance, Provider, Customer, Influencer) si potrebbe correre il rischio di non coinvolgere un interlocutore fondamentale o di non raggiungere i risultati sperati.

D’altro canto, le connessioni, umane e digitali, che animano un progetto di comunicazione ne rendono talvolta imprevedibili gli esiti, soprattutto in termini temporali, ed è pertanto difficile ridurlo in un modello. Tuttavia, avere un riferimento che aiuti a decodificare le fasi di un cambiamento offre un prezioso e ulteriore supporto, consegna un’autorevolezza quasi mistica e accresce la fiducia dei clienti per farsi guidare nella crescita e nell’evoluzione necessaria a conquistare nuovi scenari.

3. Come l’applicazione del Change Management ha migliorato il tuo metodo di lavoro?

Mi ha fornito un approccio olistico al processo, attribuendo un’importanza determinante alla prospettiva intima delle persone quando si affrontano cambiamenti aziendali e una prospettiva aziendale quando si intercettano cambiamenti delle persone. Mai più di oggi sono consapevole che sono le persone a fare le aziende e prima del prodotto o del servizio è necessario allineare e avvicinare coloro che a ogni livello rendono possibile la presenza di un brand sul mercato.

4. Nell’ultimo anno la pandemia ha portato grandi cambiamenti in tutte le realtà, ma sicuramente ha coinvolto in modo profondo il mondo della comunicazione. Con la consapevolezza acquisita dopo questo periodo difficile, quali pensi saranno i prossimi trend o cambiamenti che si vedranno in questo ambito?

Come Agenzia di comunicazione che organizza anche eventi, dal 1996 ne abbiamo viste di sfide e forse possiamo provare a prevedere quali conquiste rimarranno per sempre (ne abbiamo anche parlato qui).
Sicuramente il pubblico rimarrà un componente essenziale della comunicazione ma la tecnologia – e quanto abbiamo appreso dalla tecnologia – rimarrà strumento per sempre.

È il caso degli eventi ibridi, soprattutto per un mondo che guarda nella direzione della sostenibilità, gli eventi con relatori collegati da ogni parte del mondo invece che in presenza, potranno essere apprezzati e difesi. La convegnistica potrebbe quindi abituarsi al format phygital e potrebbe vedere una contrazione di giorni e di pubblico in favore di un ampliamento di format e modalità di incontro.

Torneranno sicuramente i grandissimi eventi main stream (come i concerti di artisti di fama internazionale) e ritorneremo a teatro, ma ci dovremo abituare a un intrattenimento diffuso. Il cinema o i festival all’aperto anche nei piccoli borghi, ad esempio, potrebbero trovare una nuova diffusione.

Non è un caso che Airbnb abbia cambiato la sua Value Proposition in Vicino è bello: è la risposta a un trend emergente. In questi mesi, tanti di noi hanno scoperto o rivalutato il turismo di prossimità, imparando ad apprezzare le attività nella natura, ad esempio, le passeggiate o gli aperitivi in vigna o le degustazioni nelle aziende agricole. Ci aspettiamo tanta nuova offerta in questo senso.

In ultima istanza, resterà la nuova percezione del nostro tempo. Dopo le ore trascorse su webinar, Zoom meeting, dirette Instagram e whatsapp call, non abbiamo più tempo – o voglia – per un «evento solo per l’evento» ma sono necessari contenuti di valore e un’occasione reale di conoscenza o apprendimento per giustificare quel tempo che decideremo di dedicarvi.

Comunicazione e gestione del cambiamento - Intervista Chiara Badini

Chiara Badini

Chiara Badini lavora in Laboratorio delle Idee, un’agenzia di Comunicazione e Pubbliche Relazioni di Bologna, come Project Manager di progetti turistico-culturali regionali, nazionali ed europei. Chiara ha una laurea in Lettere con indirizzo Storico-Artistico e un Graduate Degree in Innovation Organization of Culture and the Arts all’Università di Bologna, un Master in Arts Management alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, PA e un MBA alla Bologna Business School. Chiara è certificata Change Management Practitioner.

Chiara Badini su LinkedIn

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